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I miei conti con la scuola

Cronaca scolastica italiana del XX secolo

Descrizione

È riduttivo parlare semplicemente per I miei conti con la scuola di «un libro di memorie didattiche», e già meglio è parlare di una autobiografia didattica («presa di coscienza del lavoro compiuto»), ma questo libro è molto di più. È l’autobiografia («io do conto di essa mia vita») di una personalità, ed è dunque anche la storia di una formazione (non soltanto pedagogica e didattica). È ad un tempo uno spaccato di storia patria, ossia il resoconto animatissimo di una vocazione che s’incardina nel tempo e nello spazio, definendosi sia come memoria di impegno civile, sia come memoria di quella geografia mentale e morale (nel caso di Monti, «piemontese», ancorché rigorosamente antinazionalistica e antilocalistica insieme), che fanno di lui il testimone di un Novecento vissuto nelle sue più drammatiche transizioni.
Dalla Prefazione di Giovanni Tesio

Biografia dell'autore


Augusto Monti

Il "professore" per antonomasia nasce a Monastero Bormida (allora in provincia di Cuneo, oggi di Asti), terra di Langa al confine con l'Appennino ligure ed il Monferrato, nel 1881. Due anni dopo, in seguito alla morte della madre e a causa delle precarie condizioni economiche, tutta la famiglia si trasferisce a Torino, dove il padre aveva già vissuto in giovinezza. Nel 1904, compiuti gli studi classici, Augusto Monti si laurea in lettere e dopo una breve esperienza nell'istituto tecnico "Pacchiotti" di Giaveno, comincia ad insegnare nei ginnasi e nei licei di tutta Italia: Bosa, Chieri, Reggio Calabria, Sondrio. Profondamente impegnato nella battaglia per il rinnovamento della società e della scuola italiana, incontra personaggi quali Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Giuseppe Lombardo Radice e collabora alle riviste più importanti dell'epoca ("La Voce", "Nuovi doveri", "Unità") scrivendo articoli di argomento didattico-educativo. Con la coerenza che fin dall'inizio ne contraddistingue la personalità, partecipa volontario alla Grande Guerra; fatto prigioniero dagli austriaci, trascorre due anni nei campi di Mauthausen e di Theresienstadt. Alla fine del conflitto, torna immediatamente in cattedra e nel gennaio del 1919 ottiene il trasferimento a Brescia. Giunge infine a Torino nel 1924, professore di italiano e latino presso il liceo classico Massimo D'Azeglio, dove insegnano fra gli altri Umberto Cosmo e Zino Zini: qui, fino alla metà degli anni trenta, diventa il maestro di una straordinaria generazione di allievi quali Cesare Pavese, Massimo Mila, Giulio Einaudi, Leone Ginzburg, Salvatore Luria, Giancarlo Pajetta, Franco Antonicelli, Vittorio Foa. In questo periodo stringe un'intensa amicizia con Piero Gobetti (l'allievo che si fa maestro...), che nel 1923 gli pubblica il primo libro, "Scuola classica e vita moderna"; nel frattempo, inizia a collaborare a "Rivoluzione liberale", al "Corriere della sera" ed al "Baretti", collaborazioni che cessano una dopo l'altra con l'avvento del fascismo. Nel tempo libero che gli lascia la scuola scrive intanto il suo capolavoro, quella "La storia di papà" e dell'Italia risorgimentale che, dopo una prima edizione uscita in tre parti dall'editore milanese Ceschina tra il 1928 e il 1935, sarà pubblicata da Einaudi nel 1947 con il titolo "Tradimento e fedeltà", per diventare poi definitivamente quindici anni più tardi "I Sanssossì" (Gli Spensierati). Intanto, nel 1936, viene arrestato e condannato dal Tribunale Speciale a cinque anni di carcere; rifiutatosi di firmare la domanda di grazia che gli avrebbe valso l'immediata scarcerazione, trascorre tre anni nei penitenziari di "Regina Coeli" e Civitavecchia. Nel 1939, in seguito all'amministia generale, viene liberato e torna a Torino; qualche tempo dopo, però, è costretto a lasciare la città ed a rifugiarsi in campagna a causa delle perquisizioni intimidatorie cui viene sottoposto in più occasioni. Nel secondo dopoguerra si dedica a tempo pieno all'attività di scrittore e opinionista, collaborando alle pagine torinesi del quotidiano "L'Unità". Pubblica ancora due romanzi, "Ragazza 1924" e "Vietato pentirsi", e la sua autobiografia di professore, "I miei conti con la scuola", che in forma di bilancio traccia il quadro di un secolo di scuola italiana. Muore ottantacinquenne a Roma, nel 1966.


I miei conti con la scuola
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