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Come neve sui monti d'Albania

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Descrizione

Una storia che nasce nelle campagne piemontesi per sfociare tra le montagne albanesi, negli anni in cui un semplice telo e una manciata di sedie regalavano a un ragazzo la magia del cinema, e quattro animali quella del circo. In cui la scelta di una semplice bicicletta andava ponderata perchè foriera di conseguenze per tutti i membri della famiglia. In cui una divisa da balilla era sogno e segno di distinzione per un ragazzo che non aveva i mezzi per sfuggire alla trinità Dio, Re e Patria, perchè era la sola realtà che poteva conoscere, ma alla quale invece si sottrarrà la sua famiglia in una giornata storica per l'Italia.

Candido Bottin è nato a Pinerolo nel 1965 e risiede a Scalenghe.
Laureato in Architettura è profondamente legato alla sua terra, protagonista dei suoi libri.
Il suo esordio letterario risale al 2007 con il libro "Il Confine" ed. Boopen a cui hanno fatto seguito "La Chiesa nuova" 2009  ed. Boopen, "Pianura" 2013 ed. Araba Fenice e "Un passo dopo l'altro" 2016 ed Araba Fenice.

14 apr 2018
ex chiesa di Sant'Agostino, Savigliano , Piazza Arimondi
14 aprile 2018 alle ore 17.00

Quarta di copertina

Lekdushaj o Lekdushi è un minuscolo villaggio fatto di vecchie case di pietra, incastonato tra i monti aspri dell'Albania, a metà strada fra le città di Tepeleni e Argirocastro; talmente piccolo che anche oggi è formato da non più di una quindicina di fabbricati.
Ai margini del villaggio, per molti anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, è rimasto un piccolo cimitero militare, che ospitava le salme di alcune decine di soldati italiani, morti tra il 1940 e il 1941, quando furono inviati da Mussolini a spezzare le reni alla Grecia. 
Ma ciò che fu spezzato, piuttosto, sono state le vite di tanti giovani gettati allo sbaraglio da un esercito disorganizzato e inefficiente, che non si curava troppo dei propri uomini.
Fra quelle tombe, ce n'era anche una contrassegnata dal numero 130, nella quale riposava Giorgio Marchisio, partito da un piccolo paese del Piemonte meridionale pochi mesi prima dello scoppio della guerra e morto a soli venti anni proprio a Lekdushaj, colpito da una granata sparata dall'artiglieria greca.
Di questa sua avventura militare, Giorgio aveva scritto tre diari, che successivamente alla sua morte sono stati recuperati dal Cappellano del battaglione e recapitati alla famiglia, che li ha conservati gelosamente e religiosamente per settantacinque anni, fino a quando le sorelle ancora viventi hanno voluto offrirmeli in lettura, per poi magari raccontare la sua storia.

Una lettura scorrevole. Una storia semplice ma profonda e significativa. Luoghi a me vicini e, per la Liguria, conosciuti. La descrizione della vita di caserma, le sensazioni, gli stati d'animo. Impressionante la fiducia della gioventù nel capo, che l'ha cresciuta, addestrata e mandata allo sbaraglio. Impressionanti la pacatezza e l'accettazione con cui Giorgio affronta gli eventi, senza pensiero di ribellarsi. Solo voglia di tornare a casa, almeno in licenza. E poi si ritrova ferito a morte ..... La semplicità della famiglia che ha comunque in qualche modo continuato la propria vita, ma che non è riuscita, se non recentemente, a sapere dove si trovasse il proprio congiunto.

Un libro che merita di essere letto.Una storia vera scritta riempiendo una pagina bianca dall 'autore in modo commovente

Come neve sui monti d'Albania
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