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Quel che resta di un benzinaio

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Descrizione

Dopo I giorni di Giuse Pino Berrino torna a raccontarci le avventure di un bambino che diventa adolescente nella Bra degli anni '60. Tra la pompa di benzina di famiglia e la giovinezza che incombe, le avventure di un giovane braidese alla scoperta del mondo, della vita, della città, dell'amore. Lo sguardo dell'autore è particolare. Come già nel precedente romanzo c'è sempre un Aldilà che incombe, e una realtà terrena vitale e sfrontata.


Pino Berrino è nato a Bra nel 1952. Con "Quel che resta di un benzinaio", è al suo secondo libro pubblicato. Grazie al primo romanzo: "I giorni di Giuse", è nei tre finalisti, ex aequo, del Premio Letterario indetto dalla "Associazione Culturale Arvangia: Rei Encreuse", la cui prima Edizione fu vinta dalla Scrittrice Maria Tarditi. Sempre con "I giorni di Giuse", ha ottenuto una buona Recensione dal noto Critico Letterario Gianni Martini, nella rubrica "Letti per voi" di "Tuttolibri", sul quotidiano "La Stampa". Con questa seconda fatica, Pino Berrino continua il racconto ambietato negli anni '50 '60, che lo videro, con fratello e cugino, bambino e adolescente, protagonista di amori e scorribande. Una sorta di autobiografia, romanzata, intesa come: "Mezzo" e non come "Fine". Un pretesto insomma, per descrivere un'epoca ormai perduta. Pino Berrino ama da sempre lggere e scrivere. Seguendo il consiglio di Giovanni Arpino, prima di iniziare a scrivere libri, si è cimentato in una settantina di racconti brevi. Uno di questi: "Sortilegio in Langa", è stato premiato dall'associazione culturale "Arvangia". Da anni collabora con i giornali locali. Attualmente sul settimanale "Braoggi", tiene una rubrica stabile: "L'Pillole d'Monsù Hyde", giunta al quinto anno di vita. In passato ha collaborato come "Freee Lance" con "Rombo", settimanale di automobilismo a diffusione nazionale edito a Bologna e diretto da Marcello Sabbatini.

Quarta di copertina

Il paesaggio dall'infanzia alla fase successiva risale a più di un anno fa. Laura era andava via da pochi mesi e lui continuava a piangere, quando era sicuro di non essere visto, perchè non si rassegnava al distacco. Sovente si trovava a pensarla, a chiedersi se anche per lei, la brusca separazione continuava a essere dolorosa. L'altra cosa brutta, era il non riuscire a configurarsi quel viso che aveva amato, baciato. Più ci pensava, più sparivano i lineamenti, la fisionomia; allora andava a prendere la foto. La guardava a lungo, accarezzando quel viso stampigliato sul cartoncino freddo e crudele. Mannaggia alla santa trota, se si erano voluti bene! Poi quel giorno, mentre andavano su alla Novena della Madonna dei fiori, lei gli aveva comunicato, piangendo, la notizia del trasferimento del padre carabiniere in un'altra città. Avevano pianto tutti e due, rifugiati al riparo di un cespuglio, dietro al Santuario.
 
Quel che resta di un benzinaio
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