Descrizione
La scrittura di Luigi Bonomi ha il marchio dell’umorismo, ma si tratta di un umorismo che non è mai crasso, sebbene spesso intinto nel salace inchiostro rabelaisiano, e mai corrivo, inoltre, anzi asciugato a ogni riga dallo sguardo affettuoso che impedisce sempre all’ironia di nutrirsi con il veleno del sarcasmo.
Dalla sua penna prendono forma due linee stilistiche del vasto mondo della letteratura umoristica, quella della parodia, da un lato, e quella della vis surreale, ma nella forma che è tipica della comicità piemontese…
Dalla Prefazione di Massimo Tallone
Dalla sua penna prendono forma due linee stilistiche del vasto mondo della letteratura umoristica, quella della parodia, da un lato, e quella della vis surreale, ma nella forma che è tipica della comicità piemontese…
Dalla Prefazione di Massimo Tallone
«Gesù sta arrivando!» mi ha assicurato stamattina un tizio dallo sguardo allucinato, prendendomi per la manica della giacca davanti allo Juventus Stadium.
Dopo aver escluso che si trattasse della rivelazione dell’ultimo sorprendente colpo di mercato dei bianconeri, ho capito di trovarmi al cospetto di un predicatore, di quelli che poi si ammazzano con duecento discepoli.
Non ho osato contraddirlo quando mi ha confidato che per colpa dell’inquinamento c’è biossido di carbonio in abbondanza per tutti.
Mi sono liberato dalla sua presa con uno strattone, e lui mi ha urlato dietro, amaramente, che invece non c’è felicità per tutti, perché ognuno la porta via all’altro.
Mi torna in mente ora, quel suo ammonimento, mentre guardo il mio viso assonnato nello specchietto retrovisore e sbotto: «Cosa ci faccio qui, stanotte, nel nulla della periferia nord della città, appostato davanti a un capannone di un gommista?»
Dopo aver escluso che si trattasse della rivelazione dell’ultimo sorprendente colpo di mercato dei bianconeri, ho capito di trovarmi al cospetto di un predicatore, di quelli che poi si ammazzano con duecento discepoli.
Non ho osato contraddirlo quando mi ha confidato che per colpa dell’inquinamento c’è biossido di carbonio in abbondanza per tutti.
Mi sono liberato dalla sua presa con uno strattone, e lui mi ha urlato dietro, amaramente, che invece non c’è felicità per tutti, perché ognuno la porta via all’altro.
Mi torna in mente ora, quel suo ammonimento, mentre guardo il mio viso assonnato nello specchietto retrovisore e sbotto: «Cosa ci faccio qui, stanotte, nel nulla della periferia nord della città, appostato davanti a un capannone di un gommista?»