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Una vigna, una guerra

Nel nome di un padre: romanzo di una storia vera

Descrizione

Neive, 2009: un vecchio padre racconta al figlio la sua odissea di formazione nei momenti cruciali della Storia dal 1942 al 1948, tra le rovine di un mondo in disfacimento e la voglia di costruire un domani. Combattente italiano in Libia e Tunisia, prigioniero, soldato americano liberatore in Algeria, Francia e Germania, reduce spaesato ad Alba e migrante clandestino, lavoratore alla ricostruzione delle ferrovie francesi per cercare un riscatto e un orizzonte, prima del ritorno. Un lascito potente per chi ha conosciuto guerra e dopoguerra, e per chi ne ha solo sentito raccontare. Ognuno deve trovare la propria vigna, e recuperare memorie e valori per guardare il futuro. Oggi più che mai, a oltre ottant’anni dalla fine di quella guerra creduta lontana.

La guerra aveva sparso la mia famiglia fra Africa, Francia, Alba e le colline attorno: un volontario in fez nero, prigioniero e collaboratore degli americani, due miei fratelli partigiani badogliani – Elvio combattente e Renzo staffetta –, mio papà chissà dove, e mamma col mio fratellino Pio in Alba nella botteguccia di generi alimentari di fronte al macellaio Fenoglio.
«Una di quelle rare storie che ti fanno soffrire e sorridere.» Così scriveva nel 2014 l’allora direttore de “La Stampa”, Mario Calabresi, a proposito di "Volevo vedere l’Africa", romanzo pubblicato nel 2010 dal cui impianto nasce – più asciutto e arricchito in contenuti – Una vigna, una guerra. Rispetto al primo romanzo l’autore ha integrato, snellito e riorganizzato il materiale narrativo, mentre ne traeva una versione inglese e una riduzione teatrale. Intatto il cuore: un diciottenne parte da Alba per la guerra; combattente, prigioniero, cooperatore e interprete in divisa americana, infine migrante nel dopoguerra alla ricerca della sua vigna prima del ritorno. Due voci: padre e figlio. Due tempi. Due mondi. Due urgenze: raccontare e ascoltare. Perché certe storie non si dimenticano. Si scrivono, e riscrivono. Per chi ha conosciuto la guerra, per chi l’ha solo sentita raccontare. Tutti abbiamo bisogno di memoria. Per non far morire chi ha vissuto, intensamente, esperienze esemplari.

Teresio Asola

Così la raccontiamo noi:
Teresio Asola (Alba, 1960), ex dirigente industriale. Autore di dieci romanzi che uniscono storia e memoria. Oltre a questo Una vigna, una guerra, con Araba Fenice ha pubblicato Volevo vedere l’Africa (2010), All’orizzonte cantano le cascate (2013), Alba dei miracoli (2016/2024), L’Alba dei segreti (2024) e ha curato la traduzione del romanzo storico Angel of Alta Langa di Suzanne Hoffman (Amore e guerra in Alta Langa, 2023). Ha inoltre scritto poesie, racconti e altri romanzi su lavoro, sostenibilità e dialogo tra generazioni.
Di Una vigna, una guerra sono pronte anche una versione inglese (A Vineyard, a War) e la riduzione teatrale, per far parlare ancora quel ragazzo di Langa partito diciottenne verso nuovi orizzonti.


Così invece si racconta lui:
Sono nato ad Alba l'ultimo sabato di novembre del 1960. Era l'ora in cui al mercato di San Giovanni sbaraccavano le merci, e al tramestio dei clienti misto al vociare dei venditori si avvicendava il muto lavorìo dello sgombero: un contadino segaligno copriva con la tela le robiole nella cesta di vimini e s'incamminava alla corriera delle due dopo un'ultima visita all'osteria; un trifulau ricacciava in una tasca che sapeva di trinciato il fazzoletto a quadri con l'invenduto degli ultimi tartufi di stagione, stringendosi nel pastrano di lana nera; un campagnino spingeva su un carretto a due ruote i sacchi di legumi - uno alla volta - per riporli ritti sul camion; una contadina trasferiva sulla giardinetta gabbie pigolanti di pulcini e conigliere irte d'orecchie; un allevatore tirava su per la rampa dell'autocarro un quadrupede recalcitrante legato a un canapo giallo sfilacciato. Il primo vagito s'impastò col frignare di una pecora; non col ralio di un somaro, peccato. Il mio nome è Teresio, in onore della nonna come usava da queste parti e perchè un sant'uomo dal bell'aspetto - tutto casa e famiglia - che abitava nel borgo portava quel nome; fortunato, io, che quel tale non si chiamasse Policarpo o Ildefonso. Il cognome, Asola, non so. Medievali ascendenze sartoriali, forse.
Laurea in Lingue nel 1984 con una tesi su George Orwell: Un pò di poesia (Diario in frammenti, 1983) mentre scrivevo recensioni di libri per un settimanale locale e imparavo un mestiere nella più grande azienda di Alba. Per lavoro ho bazzicato - convintamente - diverse funzioni aziendali (marketing, personale, organizzazione), curiosato in svariati settori industriali (alimentare, robotica, elettromeccanica, abbigliamento, cartario), prima di essere scelto per dirigere, nel '99, un'azienda pubblica del Torinese animata dall'ambizione di nuovi paradigmi e di grandi sfide: efficienza energetica globale, energie rinnovabili e sostenibilità. Nel 2009 ho firmato un capitolo dell'ultimo libro del covincitore del Nobel per la Pace 2007 Woodrow W.Clark, Sustainable Communities (Springer). In anni passati ho tradotto (per mero svago e piacere) pagine di Marquez, Orwell, Malamud e A.Miller; nel 1993, Relato de un naufrago di G.G.Marquez. Nel poco tempo libero scrivo. Alla parola orale - per indole, per carattere - preferisco quella scritta. Ho una moglie e tre figli di 19, 18 e 10 anni, che mi sopportano nel mio notturno scrivere. Abito a Torino dal 1987.

Una vigna, una guerra
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