Descrizione
Marta ha solo quindici anni quando la Storia bussa alla sua porta, costringendola a guardare oltre l’innocenza della sua età.
Attraverso i suoi occhi, viviamo l’incalzare di eventi che hanno segnato il destino dell’Italia: la Resistenza si spoglia di ogni retorica per farsi vita quotidiana, fatta di rischi e di scelte inevitabili.
E mentre i paesi diventano teatro di una lotta spietata, emerge la forza silenziosa delle donne. Sono loro, lontano dai riflettori della cronaca ufficiale, a tessere la trama della sopravvivenza, offrendo un contributo tanto invisibile quanto vitale.
Ma tra le pieghe della guerra, un’ombra personale accompagna Marta, destinata a rivelarsi solo attraverso i sentieri impervi della guerra.
"Dovetti aspettare dicembre per tornare a San Benedetto.
Pensavo che ci sarei tornata accompagnata dalla felicità di ritrovare Teresa e i ragazzi. Ma le cose erano andate diversamente.
Il 20 novembre avevo appreso la notizia che mi aveva tolto il respiro: San Benedetto era stato dato alle fiamme, incendiato dai tedeschi come rappresaglia alle imboscate partigiane. Da quel giorno non avevo smesso di chiedermi cosa avrei trovato tornandoci.
All’inizio di dicembre la bufera sembrava essersi spostata verso le valli, permettendoci di tirare un po’ il fiato, dopo venti giorni in cui pattuglioni rinforzati da autoblindo avevano battuto senza sosta le nostre strade.
Nevicava sugli scheletri anneriti delle case incendiate.
I fiocchi bianchi cadevano lenti, e sembrava impossibile che questa miseria si fosse realmente impossessata della mia terra.
Arrivai nel centro di San Benedetto. Il silenzio era tombale, rotto solo dallo scricchiolio dei miei passi nella neve.
Salendo la vidi. Come immaginavo, era parzialmente bruciata.
La neve doveva aver spento il rogo a metà, lasciando intatto qualche muro annerito, mentre il tetto in alcuni punti era aperto al cielo bianco che riversava i suoi fiocchi sulla vita interrotta di Teresa.
Di lei, nessuna traccia."
Attraverso i suoi occhi, viviamo l’incalzare di eventi che hanno segnato il destino dell’Italia: la Resistenza si spoglia di ogni retorica per farsi vita quotidiana, fatta di rischi e di scelte inevitabili.
E mentre i paesi diventano teatro di una lotta spietata, emerge la forza silenziosa delle donne. Sono loro, lontano dai riflettori della cronaca ufficiale, a tessere la trama della sopravvivenza, offrendo un contributo tanto invisibile quanto vitale.
Ma tra le pieghe della guerra, un’ombra personale accompagna Marta, destinata a rivelarsi solo attraverso i sentieri impervi della guerra.
"Dovetti aspettare dicembre per tornare a San Benedetto.
Pensavo che ci sarei tornata accompagnata dalla felicità di ritrovare Teresa e i ragazzi. Ma le cose erano andate diversamente.
Il 20 novembre avevo appreso la notizia che mi aveva tolto il respiro: San Benedetto era stato dato alle fiamme, incendiato dai tedeschi come rappresaglia alle imboscate partigiane. Da quel giorno non avevo smesso di chiedermi cosa avrei trovato tornandoci.
All’inizio di dicembre la bufera sembrava essersi spostata verso le valli, permettendoci di tirare un po’ il fiato, dopo venti giorni in cui pattuglioni rinforzati da autoblindo avevano battuto senza sosta le nostre strade.
Nevicava sugli scheletri anneriti delle case incendiate.
I fiocchi bianchi cadevano lenti, e sembrava impossibile che questa miseria si fosse realmente impossessata della mia terra.
Arrivai nel centro di San Benedetto. Il silenzio era tombale, rotto solo dallo scricchiolio dei miei passi nella neve.
Salendo la vidi. Come immaginavo, era parzialmente bruciata.
La neve doveva aver spento il rogo a metà, lasciando intatto qualche muro annerito, mentre il tetto in alcuni punti era aperto al cielo bianco che riversava i suoi fiocchi sulla vita interrotta di Teresa.
Di lei, nessuna traccia."