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Alba dei miracoli

Storia vera di un bambino. Di una città. Di ottimismo. Di segreti

Descrizione

La nuova ALBA DEI MIRACOLI non è una semplice ristampa di L’ALBA DEI MIRACOLI. L’autore ha riscritto e rinnovato in un nuovo libro quelle storie semiserie - intatte nello spirito. Protagonista un bambino di una famiglia piccolo-borghese tra 1960 e 1975 ad Alba, città emblema del dinamismo post-bellico, affacciata a un mondo in fermento. Un romanzo di formazione in cui vi ritroverete, sia che abbiate vissuto quegli anni, sia che – non avendoli conosciuti – vogliate trarne sprone.
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«La primavera, con tutti i suoi colori, è nostra» precisai «e ce la prenderemo. Come i nonni dopo la Grande Guerra, e papà e mamma dopo la seconda. È solo l’alba, per noi (...)».
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«(...) un’enciclopedia teatrale popolare, con tutti gli umori e umorismi (...): tutto di grande tradizione letteraria. (...) Di racconti così amichevoli, civici, anti-narcisistici, ce ne fossero».
Roberto Piumini

«(...) Piacevole perché “domestica”, nel senso che racconta belle storie e delinea personaggi che ci appartengono».
Margherita Oggero

«Una ventata di quel vecchio Piemonte serio e laborioso, che io ho lasciato, (...) un’epopea di quegli anni di primo dopoguerrra, di ricostruzione partendo da zero».
Marisa Fenoglio

Biografia dell'autore


Teresio Asola

Sono nato ad Alba l'ultimo sabato di novembre del 1960. Era l'ora in cui al mercato di San Giovanni sbaraccavano le merci, e al tramestio dei clienti misto al vociare dei venditori si avvicendava il muto lavorìo dello sgombero: un contadino segaligno copriva con la tela le robiole nella cesta di vimini e s'incamminava alla corriera delle due dopo un'ultima visita all'osteria; un trifulau ricacciava in una tasca che sapeva di trinciato il fazzoletto a quadri con l'invenduto degli ultimi tartufi di stagione, stringendosi nel pastrano di lana nera; un campagnino spingeva su un carretto a due ruote i sacchi di legumi - uno alla volta - per riporli ritti sul camion; una contadina trasferiva sulla giardinetta gabbie pigolanti di pulcini e conigliere irte d'orecchie; un allevatore tirava su per la rampa dell'autocarro un quadrupede recalcitrante legato a un canapo giallo sfilacciato. Il primo vagito s'impastò col frignare di una pecora; non col ralio di un somaro, peccato. Il mio nome è Teresio, in onore della nonna come usava da queste parti e perchè un sant'uomo dal bell'aspetto - tutto casa e famiglia - che abitava nel borgo portava quel nome; fortunato, io, che quel tale non si chiamasse Policarpo o Ildefonso. Il cognome, Asola, non so. Medievali ascendenze sartoriali, forse.
Laurea in Lingue nel 1984 con una tesi su George Orwell: Un pò di poesia (Diario in frammenti, 1983) mentre scrivevo recensioni di libri per un settimanale locale e imparavo un mestiere nella più grande azienda di Alba. Per lavoro ho bazzicato - convintamente - diverse funzioni aziendali (marketing, personale, organizzazione), curiosato in svariati settori industriali (alimentare, robotica, elettromeccanica, abbigliamento, cartario), prima di essere scelto per dirigere, nel '99, un'azienda pubblica del Torinese animata dall'ambizione di nuovi paradigmi e di grandi sfide: efficienza energetica globale, energie rinnovabili e sostenibilità. Nel 2009 ho firmato un capitolo dell'ultimo libro del covincitore del Nobel per la Pace 2007 Woodrow W.Clark, Sustainable Communities (Springer). In anni passati ho tradotto (per mero svago e piacere) pagine di Marquez, Orwell, Malamud e A.Miller; nel 1993, Relato de un naufrago di G.G.Marquez. Nel poco tempo libero scrivo. Alla parola orale - per indole, per carattere - preferisco quella scritta. Ho una moglie e tre figli di 19, 18 e 10 anni, che mi sopportano nel mio notturno scrivere. Abito a Torino dal 1987.


Quarta di copertina

Crispino, bambino figlio del miracolo economico, negli anni ‘60 e primi ‘70 vive ad Alba, città speciale per visioni e capacità di realizzarle, dove si vola come razzi nello spazio. La frontiera è lo sviluppo industriale, da conquistare come la Luna grazie all’inventiva, al lavoro e alla capacità di guardare lontano con radici al suolo, in barba alle chiacchiere di osteria che favoleggiano di fortuna, tesori e miracoli. Partorito accanto a un piatto d’insalata russa con una levatrice dalla bocca buona, Crispino, scriminatura perfetta e farfallini a elastico, è allergico al calcio, al teatro e all’aritmetica ma ha tre fidanzate a loro insaputa e vuol fare l’astronauta.
Con lui la madre, caduta in pentola da bambina, il padre geometra impegnato ad arginare la piena urbanistica, la sorella maggiore rivelatrice di segreti, l’amico Alex che a nove anni in cortile manovra la 1100 e costruisce barche, la madrina sarda con accento di Langa, un parentado variopinto. Attorno, industrie e una commedia umana di guardie burlone, barbieri chitarristi, maestri partigiani, morti che evaporano, eroi, fanfaroni che trasformano acqua in benzina e tartufi in elisir d’amore. Intanto, vagoni ferroviari sfilano per le strade a portare il cacao alla fabbrica del cioccolato, la cui titolare regala rose e distribuisce ricchezze.
Persino in quell’isola felice in cui i problemi paiono lontani e tutto sembra abbondare in un profluvio di novità, si addensano nuvole. Quando Crispino trova la sua Luna, nel mondo qualcosa s’inceppa. Ci si potrà risollevare da malora e terrorismo? Si potrà ripartire, come nel dopoguerra?

Un piacevolissimo viaggio nella nostra infanzia. In un mondo che non esiste più ma che ci appartiene ancora. Divertente e malinconico. Riscoprirete tanto di voi stessi e dei vostri cari. Momenti, nomi, storie, imprese, personaggi, trasmissioni, titoli, prodotti, che credevate perduti. Invece...

Ho le due edizioni del libro. L'ho riletto in questa nuova forma con emozione e trasporto, assaporando le parti nuove e gustando passaggi già apprezzati. Le storie delle nostre vite, da leggere e rileggere. Emozioni perdute. Grazie.

Alba dei miracoli
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