Descrizione
C’è chi diventa sindacalista per vocazione, chi per ideologia, chi per ambizione. Arduino Baietto ci è diventato per una telefonata arrivata al momento sbagliato – o forse giusto. Per ventura, appunto: quella parola che contiene insieme il caso e il destino, l’avventura e la chiamata cui si risponde senza sapere ancora cosa si sta accettando.
Seguono vent’anni dentro la Torino operaia: Mirafiori, le Presse, la Quinta Lega in corso Unione Sovietica, i tavoli dell’Amma, i treni notturni per Roma. Un mondo di voci e di corpi – tribuni d’officina, funzionari consumati dal lavoro, dirigenti Fiat abili come scacchisti – raccontato con la precisione di chi ha imparato che la realtà si conosce attraverso i dettagli, non attraverso le teorie.
Baietto non ha vinto sempre. Ha perso battaglie, subìto sconfitte cocenti, navigato stagioni difficili – il terrorismo, il grande scontro del 1980, le divisioni sindacali, le manovre di corrente. Ma ha attraversato tutto questo senza smettere di guardare le persone negli occhi: gli operai, prima di tutto, quelli che gli hanno insegnato a stare al mondo.
Un memoriale che è anche un ritratto d’epoca: nitido, affettuoso, mai retorico.
Seguono vent’anni dentro la Torino operaia: Mirafiori, le Presse, la Quinta Lega in corso Unione Sovietica, i tavoli dell’Amma, i treni notturni per Roma. Un mondo di voci e di corpi – tribuni d’officina, funzionari consumati dal lavoro, dirigenti Fiat abili come scacchisti – raccontato con la precisione di chi ha imparato che la realtà si conosce attraverso i dettagli, non attraverso le teorie.
Baietto non ha vinto sempre. Ha perso battaglie, subìto sconfitte cocenti, navigato stagioni difficili – il terrorismo, il grande scontro del 1980, le divisioni sindacali, le manovre di corrente. Ma ha attraversato tutto questo senza smettere di guardare le persone negli occhi: gli operai, prima di tutto, quelli che gli hanno insegnato a stare al mondo.
Un memoriale che è anche un ritratto d’epoca: nitido, affettuoso, mai retorico.
Ecco il senso di un libro memoriale come questo: una chiamata corrisposta, un ambito narrato attraverso una diretta esperienza di tempi, di uomini, di fatti; una storia che convoca altre storie, e una narrazione che attraverso lo specifico dell’organizzazione e della lotta sindacale (sia nel tempo delle vittorie sia nel tempo delle sconfitte) racconta di sguincio anche un pezzo di paese in crisi, i sussulti che lo hanno attraversato, i crolli che ha patito, ma nello stesso tempo la ricchezza umana – ripeto – che ha saputo esprimere, se è vero com’è vero che non sempre, secondo l’espressione pessimistica di Sebastiano Vassalli, “gli italiani sono gli altri”.
Resterebbe tuttavia ancora da dire la cosa più importante: la franchezza della scrittura, la varietà espressiva che l’attraversa, la concretezza delle situazioni, la trasparenza dei fatti, la capacità di tenere insieme i fili di una rappresentazione coinvolgente.
Una materia apparentemente arida, che invece si presenta qui nella ricchezza delle tante esperienze vissute dentro la vita operaia e sindacale. Un mondo, insomma, cui la scrittura di Arduino – a partire da sé e in tutti i suoi détours – sa dare con esattezza vivacità e risalto.
Dalla presentazione di Giovanni Tesio